Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita

PROVERBIO CINESE

Alle elementari, avevo un maestro anziano, vecchia scuola. Lo ricordo severo ed esigente. Ma era davvero bravo a raccontare, ci raccontava un sacco di storie bellissime.

Diciamo che le storie erano la sua specialità (insieme con le bacchettate sulle mani, ma vabbé, lasciamo stare…).

La storia del povero e del pescatore

Un giorno ci raccontò una storia che parlava di un uomo molto povero, che incontrò un pescatore e gli chiese un pesce, per dar da mangiare ai suoi figli, tanto affamati. Il pescatore gli disse di no, che non gli avrebbe dato un pesce.

Ricordo ancora il disegno che accompagnava la storia. Il pescatore aveva in mano una cesta piena di pesci. E al pover’uomo tutto stracciato, che chiedeva per i figli rispondeva di no, che il pesce non glielo avrebbe proprio dato.

Ricordi di scuola

Ricordo la delusione, il senso di ingiustizia, che i bambini sentono così forte, pungermi ancora la pelle. Ma la storia, per fortuna, non era ancora finita, se no, io non starei qui a parlarne.

Il pescatore non girò le spalle al pover’uomo. Gli disse che un pesce avrebbe sfamato i suoi figli per un solo giorno. Lui, invece, gli avrebbe insegnato a pescare e in questo modo, non avrebbero mai più sofferto la fame.

Che sollievo! Che meraviglioso punto di vista. Imparare a fare da sé è meraviglioso.

Imparare a fare da te:

  • Ti mette al riparo
  • Ti permette di crearti un’esperienza personale
  • Ti fa superare i tuoi limiti
  • Ti dona risorse che non credevi di avere
  • Ti nutre
  • Ti invita, infine, ad essere di aiuto tu, a tua volta.

Perché ti racconto questa storia? Perché una Bambolaia si mette a parlare di pescatori e di pesce?

In questi giorni, non faccio altro che leggere messaggi fatti in questo modo:

Mi fai una bambola? Fai bambole su commissione? Mi fai una bambola uguale a questa (e naturalmente c’è una foto allegata)? Prezzo (e sempre con foto allegata)? Ma le vendi? Me ne vendi una?

E potrei continuare. Le parole sono sempre diverse, ma la risposta è sempre la stessa: No, io non voglio farti una bambola.

Io voglio insegnarti a pescare

Voglio che superi l’idea di te che non riesci.

Voglio che tu sappia che ce la puoi fare.

Voglio che tu sperimenti l’idea di riuscire a fare una cosa che pensavi impossibile o lontana da te.

Voglio che tu capisca che il limite è solo dove lo metti tu.

Voglio che tu impari a percorrere una strada balsamica, che ti avvicina a te stessa, che ti guarisce e ti abbraccia. Che ti ricorda che cosa significa essere bambini e avere il cuore, la mente e il corpo in Gioia.

Voglio tutto questo per te. E molto altro che scoprirai solo facendo.

Questo immenso valore non può arrivarti con una bambola fatta da me, dalle mie mani. E per questo continuerò a dirti che no, io non faccio bambole per altri.

Io insegno. Amo insegnare e so insegnare. Tante bambole sono nate in quest’anno di cammino. Tante donne hanno incontrate un dolce potere di trasformazione e pace.

Tante donne che nemmeno sapevano tenere l’ago in mano. E ce l’hanno fatta! Eccome se ce l’hanno fatta! In bellezza, in semplicità, in collaborazione.

Perché io, mentre impari, mica ti abbandono!

Sono con te, fino all’ultimo punto. Fino all’ultimo capello. Fino all’ultimo filo tagliato.

Finché non sono certa che quel pesce sei capace di pescartelo da te. Fino a vedere compiuta la trasformazione. Finché non nasce la Bambolaia, che è molto più di una bambola fatta con le proprie mani.

Fidati. Non di me, certo che no. Fidati di te. Ti conosci. Hai fatto cose più difficili, ne sono certa.

Fidati di quella vocina, di quella bimba che ti dice: che bella! me ne fai una?

Falla nascere per lei quella bambola. Per lei, per quegli occhi grandi che sanno di meritarlo e sanno di essere abbastanza per poter desiderare.

Quando ho cominciato, non avevo alcuna guida. Tu hai me. E hai un’arte preziosa, dietro l’angolo, pronta ad afferrarti la mano e a volare con te nei tuoi cieli interiori.

Ecco quello che c’è dietro ai miei no. Certo, non posso scrivere così tante volte al giorno tutta questa spiegazione. E quindi lo scrivo qui. Una volta per tutte, perché si sappia.

Perché quel mio NO è un modo per dirti che ti voglio bene e che voglio donarti la cosa più grande che ho. La più preziosa. Il filo che mi ha portata fuori dal Labirinto quando io ero persa e quindi tutto era perso.

Non una canna da pesca, ma un Ago. Non pesci ma bambole.

Perché non di solo pane vive l’uomo. Ma questo già lo sappiamo, no?

Una bambola chiede di nascere dalle tue mani. Non sai da che parte cominciare?

Scrivimi un messaggio, costruiremo insieme un meraviglio progetto!


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