Come è nata la Fata Novella

La Fata Novella è arrivata da me in un giorno molto grigio.

Guardavo fuori dalla finestra, quella che dà verso le colline. Fuori si vedeva solo una distesa ovattata piena di nebbia e un albero striminzito, che sembrava dipinto di nero.

Mi è salita una enorme, immensa, nostalgia del mare. Mi mancava l’aria salmastra, le onde ipnotiche, il rumore che calma ogni mio pensiero. I passi lenti, china a raccogliere gusci vuoti di conchiglie, che sembrano tutte uguali e invece uguali non lo sono mai, come i giorni della vita spesi bene.

Insomma, hai capito, mi manca il mare. Ma questi sono tempi per essere responsabili e stare nelle nostre case, se non abbiamo motivazioni urgenti per spostarci (può essere urgente la struggente mancanza del mare?).

Uno sguardo dall’alto per avere la giusta prospettiva

Allora ho immaginato una Fata, che guizza nell’aria, fino agli strati più alti e sottili. Da lì, guarda il mondo dall’alto e le cose acquistano le giuste proporzioni. I problemi si ridimensionano, anche i pensieri fastidiosi diventano tutto altro se portati a quell’altezza vertiginosa.

La Fata Novella, poi, da lassù vede le belle notizie, la meraviglia che ogni giorno abbiamo sotto agli occhi e ne siamo così assuefatti, che poi finiamo per non vederla più.

Le trine del ghiaccio nell’erba. Le fusa di un gatto. Il profumo di buono che fuoriesce dalla pentola a ora di pranzo. La voce di un bambino che racconta una cosa successa a scuola. I merli che zampettano e volano veloci, neri e lucidi che sembrano ossidiana viva e fremente.
L’acqua calda della doccia sulla pelle. Un soffio di profumo sul collo, che sa così di buono. Una torta di mele che si gonfia nel forno. Il pane che cresce sotto allo strofinaccio. Una risata con un’amica. Le pagine di un libro, portali tra mondi. Una penna nuova. Un gomitolo morbidissimo da provare.

Una nuova esperienza che vogliamo fare e sentiamo battere il cuore. Pensiamo: ho paura, ma forse no, è qualcos’altro.

Svegliarsi al mattino abbastanza in salute e stirare tutto il corpo, più che si può.


Fai clic sul Pulsante per avere il Tutorial Gratuito per vestire la Fata Novella!


Una MiniMé che si trasforma

Ma, dal punto di vista più “tecnico”, che cos’è la Fata Novella?

Se pensi che sia una bambola nuova, ti sbagli! La Fata Novella è una MiniMé trasformata. La MiniMé è una bambola gioiello, io la adoro! Piccola, non richiede molto del tuo tempo per venire al mondo! Con un po’ di impegno, ti fa ottenere dei risultati strepitosi, da non credere! Si presta a così tante personalizzazioni che otterrai sempre un risultato unico al mondo e speciale, proprio come te.

La MiniMé è una bambola articolata (significa che muove le braccia e le gambe), si può spogliare e vestire. Già solo modificando i vestiti e i capelli otterrai risultati incredibili. Io ho fatto proprio così!

Ho fatto una MiniMé. Quando è stato il momento di vestirla, ho creato per lei un Top Alato (io ho usato anche l’uncinetto, ma se vorrai, potrai farne a meno) e una gonna di tulle fatta senza cucire un punto!

Poi, la parte più bella e importante della trasformazione. Le ho fatto una parrucca con un gomitolo di lana di mohair color rosa cipria.

E’ venuta di una bellezza assurda, così alta che l’ho dovuta un pochino tagliare in cima, perché era veramente esagerata! I capelli in mohair sono veramente pazzeschi! La loro morbidezza e sofficità hanno un Dolce Effetto Calmante.

Hai presente quando accarezzi un cane o un gatto? O la testa di un bimbo? L’effetto su di me è proprio lo stesso!

Fai anche tu la Fata Novella!

Ho creato un Corso tanto Efficace quanto Facile, perché anche tu possa fare la Fata Novella!

Fate: lo sapevi che?

In quante storie e fiabe che conosciamo compaiono le fate? Tantissime direi!Così su due piedi, mi vengono subito in mente le Fate Madrine della Bella

Leggi Tutto »
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su pinterest