Da bambolina a Bambolaia: storia di una Trasformazione

– Ma è una bambolina! Chi mi conosceva da bambina e da ragazzina, diceva sempre questo di me. Una bambolina. Dalla loro parte, significava che ero carina e ubbidiente, mi trovavano sempre là dove mi avevano lasciata, ero tranquilla e sempre sorridente. Dalla mia parte, significava vivere la vita che gli altri volevano per me, compiacere tutti, fare come volevano, trattenere la rabbia e ingoiare le lacrime. Questa storia, racconta la mia trasformazione. Da bambolina spaventata dalla vita, a Bambolaia: donna che cerca di essere integra, indipendente anche a livello emotivo, padrona delle sue scelte e che dirige con le sue azioni la sua vita.

La passione e il dono

Sono nata in un piccolo paese del Salento. Sono cresciuta con le mie nonne, che mi hanno messo un ago in mano, per la prima volta, intorno ai cinque anni.
Nei caldissimi pomeriggi estivi, appena il sole cominciava ad ammorbidirsi un po’, le anziane uscivano sulla soglia, tra vicine di casa, a lavorare insieme. Chi cuciva, chi ricamava, chi faceva l’uncinetto o il pizzo. Sono cresciuta con loro. Ognuna mi ha insegnato, a suo modo, quello che sapeva fare. Mi sento di aver ricevuto una grande eredità, che non ho subito compreso, a dire il vero.
Un’altra mia grande passione sono le storie e la scrittura. Sapete la solita domanda che ti rivolgono quando sei bambina: Che cosa vuoi fare da grande? Io rispondevo: la ricamatrice oppure la scrittrice. Non sapevo ancora che queste due cose, sarebbero diventate: La Bambolaia.

Il buio e la mia prima bambola

Ho trovato il coraggio di cimentarmi a cucire la mia prima bambola dopo che sono nate le mie figlie. Le mia prima bambola si chiama Giulia ed è nata in una notte, dopo una lunga gestazione nel mio cuore.
Avevo lasciato da poco una città che amavo, avevo due bimbe: una di due anni e una appena nata con qualche settimana di anticipo. Ero sola, al settimo piano di un palazzo anonimo di periferia. Era inverno.
Giulia mi ha presa per mano e mi ha mostrato una strada che intuivo, ma non avevo mai avuto il coraggio di percorrere.
Da lì, ogni volta che le sfide della Vita mi hanno chiusa dentro a un Labirinto è arrivato un filo che mi ha portata fuori e quel filo immaginario è quello che uso per cucire le mie bambole.
Non è stato sempre facile continuare su questa strada. Ci vuole tanto tempo, tanta cura, moltissima calma e contatto con i propri desideri più importanti.

La magica forza delle donne

Le mie bambole mi hanno condotta a conoscere la magica forza di cui le donne sono portatrici. Ho conosciuto donne meravigliose, con cui ho lavorato e da cui acquisto i materiali. Una bambola è fatta di materiali. E’ meraviglioso ricercare le lane preziose di allevatrici italiane, donne immense piene di forza e bei progetti. Ho conosciuto tintrici di lana sia cardata sia filata che usano le erbe tintoree naturali, che colorano i filati di colori fantastici e profumi che scaldano il cuore.
Se vuoi approfondire, ne parlo qui.
Mi sento dentro a un flusso di donne che recuperano antiche arti, vicine alla conoscenza della natura, degli animali. Questo mi fa sentire appartenete a un cerchio quasi magico fatto di donne sapienti connesse profondamente con la Vita.
Tutto questo percorso ha accompagnato la mia trasformazione. Mi sono scoperta forte, padrona della mia vita, dei pensieri che abitano la mia testa, delle azioni che guidano i miei passi sui sentieri che la vita mi mette davanti.
Riunire i pezzi, ricostruirsi, ripartire più forti e flessibili. Più sagge e belle.

0 commenti su “Da bambolina a Bambolaia: storia di una Trasformazione”

  1. Grazie Cinzia di aver condiviso con noi questo racconto così intimi della tua vita e della tua storia. Non avrei mai pensato che nel cucire una semplice bambola potesse nascondersi una sorta di rituale meditativo e, addirittura, uno strumento per trovare soluzioni. Fantastico

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